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Consulente Google Ads per ecommerce: come sceglierlo (e gli errori che costano di più)

Come scegliere un consulente Google Ads per il tuo ecommerce: feed prodotti, PMax, budget separato dal compenso ed errori da evitare.

Hai un negozio online e stai valutando se affidare le campagne Google Ads a un consulente, oppure le hai già affidate e i numeri non tornano: spesa costante, poche vendite, un ROAS che il report mostra ma nessuno ti spiega davvero. Il problema quasi mai è che "Google Ads non funziona per il tuo settore". Il problema è che gestire pubblicità per un ecommerce è un mestiere diverso da gestirla per uno studio professionale o un'attività locale: cambia il tipo di campagna, cambia cosa guardare per capire se funziona, e soprattutto cambia il punto di partenza, il feed prodotti.

Un consulente bravo con campagne di ricerca locali può non sapere cosa fare davanti a un feed di ottocento prodotti che vengono rifiutati dal Merchant Center per un attributo mancante. Per un ecommerce, la competenza sul catalogo pesa quanto quella sulla piattaforma pubblicitaria.

Questo articolo ti aiuta a capire cosa deve saper fare davvero un consulente Google Ads per ecommerce, quali errori vediamo più spesso quando un negozio online affida le campagne a chi non è specializzato nel canale, quanto costa la gestione separata dal budget, e cosa aspettarti nel primo mese.

Cosa deve saper fare un consulente Google Ads per un ecommerce?

Per un negozio online la risposta breve è: gestire il feed prodotti su Merchant Center, scegliere tra Shopping e PMax (le campagne che uniscono ricerca, shopping, display e YouTube partendo dal feed prodotti) in base al catalogo, leggere il ritorno per margine e non solo per fatturato, e tenere il budget pubblicitario separato dal proprio compenso. Non basta "saper usare Google Ads": serve capire come Google legge il tuo catalogo, perché da lì parte tutto il resto.

Nella nostra esperienza con attività che vendono online, la differenza tra una gestione che funziona e una che consuma budget senza risultato si vede prima ancora di guardare gli annunci: si vede nel feed prodotti. Un feed con titoli generici, categorie sbagliate o prezzi disallineati rispetto al sito fa scattare rifiuti e limitazioni, quindi le campagne partono già zoppe. La specifica dei dati di prodotto di Google Merchant Center definisce con precisione cosa serve per ogni prodotto: titolo, categoria, disponibilità, prezzo coerente con la pagina di destinazione. Un consulente che non conosce questi requisiti passa più tempo a rincorrere errori di feed che a ottimizzare le campagne.

Anatomia di una campagna Google Ads per ecommerce: feed prodotti aggiornato, Merchant Center senza rifiuti, Shopping o PMax scelti bene, pagina prodotto pronta a convertire, lettura per margine

Manca anche una sola di queste cinque parti e le altre lavorano peggio.

Perché un ecommerce ha bisogno di competenze diverse da un consulente generico

Un'attività locale, uno studio o un professionista che fa Google Ads punta quasi sempre su una manciata di parole chiave e su una singola pagina di destinazione. Un ecommerce lavora al contrario: parte da un catalogo, spesso centinaia di prodotti, e la piattaforma pubblicitaria costruisce da sola gran parte delle combinazioni tra ricerca e prodotto mostrato.

Le campagne PMax sono ormai il formato di riferimento per chi vende online: usano l'inventario dell'account su più reti (ricerca, shopping, display, YouTube) partendo dal feed prodotti collegato al Merchant Center. Questo cambia il lavoro del consulente: non scrive più un annuncio per ogni parola chiave, ma costruisce le condizioni perché l'automazione scelga bene, con un feed pulito, regole di priorità sui prodotti a margine più alto, e un controllo periodico su cosa viene effettivamente mostrato.

È una competenza tecnica specifica, diversa da quella di chi gestisce solo campagne di ricerca locali. Un buon consulente per ecommerce ti parla di feed, di gruppi di prodotto e di margine prima ancora di parlare di annunci.

Gli errori più comuni quando un ecommerce affida Google Ads a chi non è specializzato

Vediamo spesso questi cinque errori quando un negozio online si affida a un consulente che gestisce le campagne come se il catalogo non contasse.

Feed prodotti trascurato o aggiornato a mano. Un feed che non si aggiorna automaticamente dal catalogo finisce per mostrare prodotti esauriti, prezzi vecchi o descrizioni generiche. Google penalizza le pagine di destinazione poco coerenti con il prodotto indicato, e un feed disallineato è il primo motivo per cui una campagna Shopping va in sofferenza senza che il consulente se ne accorga in tempo.

ROAS letto solo sul totale della campagna. Guardare il ritorno complessivo nasconde che alcuni prodotti vendono in perdita e altri portano il grosso del margine. Un errore comune è festeggiare un ROAS alto senza sapere che a spingerlo è un solo prodotto in promozione, mentre il resto del catalogo consuma budget senza risultato.

PMax lasciata come scatola nera. Attivarla e non guardarla più è l'errore che vediamo più spesso: l'automazione ottimizza per il segnale che riceve, e se quel segnale è sbagliato o incompleto (conversioni mal tracciate, margine non collegato) continua a spingere nella direzione sbagliata per settimane.

Budget pubblicitario e compenso del consulente uniti in un'unica cifra. Se non sai quanto va a Google e quanto resta al consulente, non puoi valutare se la spesa pubblicitaria sta rendendo. Questo vale per ogni tipo di attività, ma per un ecommerce con più campagne attive la confusione tra le due voci è ancora più facile da nascondere in un report generico.

Pagina prodotto non pronta a reggere il traffico. Un annuncio efficace porta click su una scheda prodotto lenta, senza recensioni o con informazioni di spedizione poco chiare, e il click si spreca comunque. Il consulente serio segnala questi punti anche se non è lui a gestire il sito.

Tre errori comuni nella gestione di Google Ads per ecommerce e il relativo fix: feed aggiornato a mano, ROAS letto solo sul totale, PMax lasciata sola

Ogni errore ha una correzione precisa: il punto è accorgersene prima che consumi settimane di budget.

Come cambia il setup in base al catalogo

Non esiste un'unica impostazione giusta: la scelta dipende soprattutto da quanti prodotti attivi hai e da quanto è ordinato il feed. Questa è la matrice che usiamo come punto di partenza per ragionare con un'attività che vende online.

Situazione del catalogoImpostazione consigliataCosa deve saper fare il consulente
Meno di 20 prodotti attiviRicerca classica sulle categorie più cercate, Shopping solo se il feed resta pulitoAttenzione soprattutto alla pagina prodotto: il catalogo piccolo pesa meno sulla scelta della piattaforma
Tra 20 e 300 prodottiShopping o PMax segmentata per categoria o fascia di margineCompetenza sul feed Merchant Center e monitoraggio per gruppo di prodotto, non solo per campagna
Oltre 300 prodottiPMax strutturata su più asset group, feed con regole automaticheControllo periodico su quali prodotti spinge l'automazione e quali restano invisibili

Flusso di scelta del setup Google Ads in base al numero di prodotti nel catalogo ecommerce: meno di 20, tra 20 e 300, oltre 300 prodotti

Il numero di prodotti attivi, più del budget, decide da dove partire.

Quanto costa un consulente Google Ads per ecommerce?

Anche qui vale la distinzione che vale per ogni forma di pubblicità online: il budget che va a Google e il compenso di chi gestisce le campagne sono due voci separate, e la prima resta sotto il tuo controllo diretto sul tuo account.

Per il budget pubblicitario non esiste una cifra universale: dipende dal numero di prodotti che vuoi spingere, dal margine medio e dalla concorrenza sulla tua categoria. Nella nostra esperienza conviene partire con un budget che permetta di raccogliere dati utili in poche settimane su un sottoinsieme di prodotti, i più venduti o quelli a margine più alto, prima di allargare a tutto il catalogo. Aprire subito su centinaia di prodotti senza dati storici tende a disperdere budget su combinazioni che l'automazione non ha ancora imparato a valutare.

Per il compenso di gestione, in Skalo lavoriamo con un canone di gestione continuativa che nella nostra esperienza si muove nella fascia 800-5.000 euro al mese: è un ordine di grandezza generale per attività seguite in modo continuativo, non un listino specifico per ecommerce, e la cifra finale dipende da quante campagne, quanto catalogo e quanta reportistica servono davvero. Chi ti propone "un prezzo fisso per qualsiasi ecommerce" prima di aver visto il tuo catalogo sta saltando un passaggio che conta.

I primi 30 giorni con un consulente Google Ads per ecommerce

Un esempio illustrativo, non un caso reale, aiuta a capire cosa succede davvero nel primo mese: immagina un piccolo ecommerce di prodotti artigianali con duecento articoli a catalogo, mai promosso prima su Google.

Settimana 1: audit del feed prodotti (titoli, categorie, disponibilità), verifica dell'account Merchant Center e correzione dei rifiuti, controllo del tracciamento degli acquisti sul sito. Nessuna campagna ancora attiva: senza questa base, tutto il resto rischia di partire storto.

Settimane 2-3: attivazione di una prima campagna Shopping o PMax su un sottoinsieme di prodotti selezionati, di solito i più venduti o a margine più alto. Il consulente osserva più che aggiusta: cambiare troppo presto con pochi dati porta a decisioni premature.

Settimana 4: prima ottimizzazione basata su dati reali, pausa sui prodotti che consumano senza vendere, eventuale allargamento del catalogo coperto se i primi segnali sono buoni.

Alla fine del primo mese non hai ancora un quadro stabile, per un ecommerce servono di solito almeno due o tre mesi per leggere bene la stagionalità e il comportamento reale dei prodotti. Ma dovresti già sapere quali prodotti vendono dalla pubblicità e a quale costo, non solo quanti click hai ricevuto.

Esempi dal mercato italiano

Tre scenari, dichiarati come esempi illustrativi per rendere concreto il ragionamento, non casi clienti reali.

Ecommerce di un mobilificio artigianale. Cataloghi con poche decine di pezzi su misura, prezzo alto e ciclo di decisione lungo. In un caso così, la priorità non è il volume di click ma la qualità della pagina prodotto: foto vere, tempi di consegna chiari, possibilità di chiedere informazioni prima dell'acquisto.

Ecommerce di un centro estetico che vende prodotti online. Catalogo medio, acquisto più frequente e ricorrente. Qui conta separare i prodotti "civetta" a basso margine, spesso i più cercati, da quelli che davvero portano ritorno, per non finire a spingere pubblicità su articoli che vendono tanto e rendono poco.

Ecommerce alimentare o di gastronomia. Stagionalità forte e logistica delicata (freschezza, tempi di spedizione). Un errore comune in questo settore è tenere attiva la stessa struttura di campagna tutto l'anno senza adattarla ai picchi stagionali, sprecando budget nei periodi di bassa domanda.

Come si collega Google Ads al resto del tuo ecommerce

Le campagne pubblicitarie amplificano quello che c'è già, in bene e in male. Un annuncio ben scritto che porta su una pagina prodotto lenta o poco chiara si traduce comunque in un carrello abbandonato. Prima di aumentare il budget vale la pena guardare cosa succede dopo il click: velocità del sito, chiarezza dei costi di spedizione, recensioni visibili.

Se stai ancora confrontando le opzioni generali per affidare la tua pubblicità online, abbiamo scritto una guida più ampia su come scegliere un consulente Google Ads e su come riconoscere una buona gestione con un'agenzia Google Ads in Italia. Se invece la tua attività non è un ecommerce ma uno studio o un servizio locale, la logica cambia: trovi il ragionamento specifico nella guida sul consulente Google Ads per professionisti. Per capire come si struttura di solito il compenso di chi gestisce le campagne, può esserti utile anche l'articolo su quanto pagare a chi gestisce Google Ads.

Domande frequenti

Quanto costa un consulente Google Ads per ecommerce?

Il compenso di gestione è una voce separata dal budget che paghi a Google. Nella nostra esperienza un canone di gestione continuativa si muove nella fascia 800-5.000 euro al mese, ma la cifra dipende da quanti prodotti, quante campagne e quanta reportistica sono coinvolti: non esiste un prezzo fisso valido per ogni catalogo.

Meglio PMax o Shopping classico per un ecommerce piccolo?

Dipende dal catalogo e da quanto è pulito il feed. Con pochi prodotti e un feed curato, una campagna Shopping più tradizionale resta più semplice da controllare. Con un catalogo più ampio, PMax sfrutta meglio l'automazione, ma richiede un consulente che monitori davvero cosa viene spinto, non solo che l'attivi e la lasci andare.

Un ecommerce con pochi prodotti può fare comunque Google Ads?

Sì. Un catalogo piccolo pesa meno sulla scelta della piattaforma pubblicitaria e più sulla qualità della pagina prodotto: con pochi articoli, ogni pagina deve reggere bene il traffico che arriva, perché non c'è varietà a compensare una scheda debole.

Come si separa il budget pubblicitario dal compenso del consulente per un ecommerce?

Il budget resta sul tuo account Google Ads, intestato a te, e lo controlli in autonomia in ogni momento. Il compenso è la fee per l'impostazione, la gestione del feed e l'ottimizzazione, e va discussa come voce a parte fin dal primo preventivo. Ci chiedono spesso se è normale avere due fatture distinte: sì, ed è anzi un segnale di trasparenza.

Quanto tempo serve prima di vedere risultati per un ecommerce nuovo?

Il primo mese serve soprattutto a impostare feed, tracciamento e prime campagne su un sottoinsieme di prodotti. Nella nostra esperienza un quadro più stabile, che tenga conto anche della stagionalità, richiede almeno due o tre mesi. Chi promette risultati certi nelle prime settimane sta anticipando qualcosa che nessuna piattaforma può garantire.

Vuoi capire se il tuo ecommerce è pronto per Google Ads?

Prima di aumentare il budget pubblicitario vale la pena guardare cosa succede tra il click e l'acquisto: feed, pagina prodotto, tracciamento. Scrivici e ti mostriamo un esempio applicato al tuo catalogo.

Chi ha scritto questo articolo

Alfredo Di Romano è Digital Marketing Manager e Co-Founder di Skalo Agency. Segue social, campagne e presenza online delle PMI italiane, partendo sempre dal valore che l'attività ha già e da come farlo vedere ai clienti giusti.

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Scrivici e ti mostriamo un esempio applicato al tuo caso, senza proposta fredda e senza complicarti la vita.