Gestione social studio dentistico: quanto costa
Quanto costa gestire i social di uno studio dentistico, le fasce reali e il vincolo della pubblicità sanitaria. Decidi senza sprechi.
Subito il punto: gestire i social di uno studio dentistico in Italia costa, di norma, tra i 300 e i 1.500 euro al mese, a seconda di chi lo fa e di cosa include davvero. Un freelance alle prime armi può chiedere 250-400 euro, una figura interna part-time vale 800-1.400 euro di costo aziendale, un'agenzia strutturata si muove tra 600 e 1.500 euro mensili. Ma c'è un dettaglio che cambia tutto e che pochi ti dicono prima di firmare: per uno studio dentistico la comunicazione online non è libera come per un ristorante o un negozio. È pubblicità sanitaria, e la legge italiana la limita parecchio.
Questo articolo serve a darti un quadro pulito, da voce terza: cosa include davvero un contratto di gestione social per uno studio odontoiatrico, quali fasce di prezzo sono oneste, e soprattutto quali contenuti la normativa ti permette e quali ti vieta. Perché spendere 1.200 euro al mese per post che l'Ordine può sanzionare non è un investimento: è un rischio. Partiamo dal valore che il tuo studio ha già, quello che i pazienti riconoscono quando entrano, e proviamo a farlo vedere bene online senza caos e senza pasticci legali.
Cosa include davvero la gestione social di uno studio dentistico?
La gestione social di uno studio dentistico include, quando è fatta seriamente: un piano editoriale mensile, la creazione dei contenuti (testi, grafiche, foto, brevi video), la pubblicazione programmata su Facebook e Instagram, la risposta ai commenti e ai messaggi nei tempi concordati, e un report periodico. Non include automaticamente la pubblicità a pagamento, il sito, le recensioni o la gestione dei lead: quelli sono servizi a parte.
La differenza tra un'offerta seria e una vaga si vede qui. "Gestiamo i tuoi social" può voler dire tre post al mese ricondivisi da altri studi, oppure un lavoro su misura che parte da chi sei tu. Nella nostra esperienza, la voce che pesa di più e che spesso manca nei preventivi economici è il tempo di moderazione: un paziente che scrive in privato per un dolore va gestito con cura e con i giusti limiti (niente diagnosi via chat). Chiedi sempre, nero su bianco, quanti contenuti al mese, su quali canali e con che tempi di risposta ai messaggi.
La pubblicità sanitaria limita davvero i social di un dentista?
Sì, e in modo netto. La comunicazione di uno studio dentistico è regolata dalla Legge 145/2018 (articolo 1, comma 525), modificata dalla Legge 186/2023. La regola in una riga: puoi informare, non puoi attrarre o suggestionare. Sono vietati offerte, sconti e promozioni e ogni elemento "di carattere attrattivo e suggestivo" che possa portare a un ricorso improprio alle cure.
Il cambiamento del 2023 è importante: la parola "promozionale" è stata sostituita con "attrattivo", un confine più severo (testo della norma su Normattiva). La comunicazione deve contenere "unicamente le informazioni funzionali a garantire il diritto ad una corretta informazione sanitaria". La FNOMCeO, la federazione degli Ordini dei medici e odontoiatri, ha più volte richiamato i professionisti su questo punto (documento FNOMCeO sulla pubblicità sanitaria).
In pratica: niente "sbiancamento a 99 euro", niente "promo impianti questo mese", niente prima/dopo usati come specchietto. Sì invece a contenuti che spiegano cos'è un impianto, come si svolge una prima visita, quando preoccuparsi per il sanguinamento gengivale. Chi gestisce i tuoi social deve conoscere questo confine, perché la responsabilità ricade su di te e sull'iscritto all'Ordine.
Quanto costa: freelance, figura interna o agenzia?
La fascia di prezzo dipende da chi fa il lavoro e da quanto è ampio. Ecco un confronto onesto, con cifre indicative e dichiarate come stime di mercato, non come tariffe fisse.
| Soluzione | Fascia mensile indicativa | Cosa aspettarsi |
|---|---|---|
| Freelance junior | 250 - 450 euro | Pochi post, grafiche standard, poca strategia, rischio normativo se non conosce il settore sanitario |
| Freelance esperto in sanità | 500 - 900 euro | Piano editoriale, contenuti su misura, conosce i limiti della pubblicità sanitaria |
| Figura interna part-time | 800 - 1.400 euro (costo aziendale) | Presenza quotidiana, ma va formata, gestita e coperta nelle assenze |
| Agenzia strutturata | 600 - 1.500 euro | Team, processo, report, di solito include strategia e coordinamento con sito e recensioni |
A queste cifre va aggiunto, se lo vuoi, il budget pubblicitario per le campagne (un costo separato che finisce a Meta o Google, non al gestore). Tieni presente che una campagna a pagamento di uno studio sanitario deve rispettare le stesse regole della pubblicità organica: informativa, non attrattiva.
Il prezzo da solo dice poco. Quello che conta è il rapporto tra costo e contenuti reali prodotti, e tra costo e competenza sul vincolo sanitario. Un freelance a 300 euro che non sa cosa sia la Legge 145/2018 può costarti molto più caro di un'agenzia a 900 euro che ti tiene al sicuro.
Quali sono i costi nascosti e gli errori più comuni?
Il costo nascosto più frequente è il setup iniziale: creazione o sistemazione dei profili, definizione della linea visiva, fotografie professionali dello studio. Spesso è una voce una tantum da 300-800 euro che non compare nei preventivi "tutto incluso" e poi spunta in fattura. Chiedilo prima.
Altri costi e trappole che vediamo spesso:
- Il budget adv confuso col compenso del gestore. Sono due cose diverse: una è il lavoro di chi gestisce, l'altra sono i soldi che paghi alle piattaforme. Pretendi che siano separati in offerta.
- Contenuti riciclati. Lo stesso post girato a dieci studi diversi non costruisce la tua identità e spesso sfiora il confine attrattivo.
- Nessuna proprietà degli account. Assicurati che i profili siano intestati a te: deve restare tutto tuo se cambi fornitore.
- Promesse di "nuovi pazienti garantiti". Nessuno può garantirli, e per un sanitario certe promesse sono anche scivolose dal punto di vista deontologico.
L'errore più grosso, però, resta partire dalla pubblicità prima di aver messo ordine: profilo curato, informazioni corrette, recensioni gestite, scheda Google a posto. Prima si sistema la presenza, poi semmai si spinge.
Quali domande fare prima di firmare un contratto?
Fai sempre queste domande, e pretendi risposte scritte. La qualità delle risposte ti dice già se hai davanti un professionista serio o un venditore di pacchetti.
- Quanti contenuti al mese, su quali canali, e chi li approva prima della pubblicazione?
- Conoscete i limiti della pubblicità sanitaria (Legge 145/2018)? Come evitate contenuti attrattivi o suggestivi?
- Il budget pubblicitario è separato dal vostro compenso?
- Gli account restano intestati a me? Cosa succede ai contenuti se interrompo?
- C'è un periodo minimo di vincolo o posso uscire con preavviso?
- Chi risponde ai messaggi privati dei pazienti, e con quali limiti su temi clinici?
Un fornitore che conosce il settore sanitario non si offende per queste domande: le aspetta. Se invece sentite frasi come "tranquillo, ci pensiamo noi a tutto" senza dettagli, è un segnale di rischio.
I primi 30 giorni: cosa dovrebbe succedere
Il primo mese serve a mettere ordine, non a riempire il calendario di post. Una partenza sensata, nella nostra esperienza, segue questo ritmo:
Settimana 1 — Ascolto e audit. Chi gestisce guarda i tuoi profili attuali, la scheda Google, le foto disponibili, e capisce chi sei e che pazienti vuoi. Definite insieme i temi di cui ha senso parlare (prevenzione, prima visita, cosa aspettarsi da un trattamento), tutti in chiave informativa.
Settimana 2 — Linea e regole. Si fissano l'aspetto visivo, il tono di voce e, soprattutto, le regole di sicurezza sulla pubblicità sanitaria: cosa si può dire e cosa no. Si prepara il primo piano editoriale.
Settimane 3 e 4 — Prime pubblicazioni e misura. Partono i primi contenuti, si osserva come rispondono le persone, si aggiusta. Niente promesse di risultati a 30 giorni: i social per uno studio costruiscono fiducia nel tempo, non vendite immediate.
Alla fine del mese dovresti avere un calendario chiaro, profili in ordine e la certezza di non aver pubblicato nulla che possa metterti nei guai con l'Ordine.
Cosa guarderei prima di tutto
Se fossi al tuo posto, prima ancora del prezzo guarderei una cosa sola: chi gestisce i miei social conosce davvero i limiti della pubblicità sanitaria? Tutto il resto si negozia, questo no. Un bel feed che viola la Legge 145/2018 è un problema, non un risultato. Poi guarderei la concretezza dell'offerta: numero di contenuti, tempi di risposta, proprietà degli account. Il fascino delle promesse lascia il tempo che trova; la chiarezza dei dettagli, quella sì che protegge il tuo studio.
Se vuoi capire come si incastrano social, sito e recensioni in un sistema unico e ordinato, trovi un quadro più ampio nella nostra pagina gestione social, nell'approfondimento sul costo di un social media manager per le PMI e nella guida alla consulenza social media marketing in Italia.
Domande frequenti
Quanto costa gestire i social di uno studio dentistico al mese?
Di norma tra 300 e 1.500 euro al mese, a seconda di chi lo fa. Un freelance esperto in sanità si muove tra 500 e 900 euro, un'agenzia strutturata tra 600 e 1.500 euro, una figura interna part-time costa allo studio tra 800 e 1.400 euro. Il budget pubblicitario, se lo attivi, è un costo separato che paghi direttamente alle piattaforme. Sono fasce indicative di mercato, non tariffe fisse: chiedi sempre cosa include esattamente il prezzo.
Uno studio dentistico può fare pubblicità sui social in Italia?
Può fare comunicazione informativa, non pubblicità attrattiva. La Legge 145/2018 (comma 525), modificata dalla Legge 186/2023, vieta offerte, sconti, promozioni e ogni elemento "attrattivo e suggestivo" che possa indurre a un uso improprio delle cure. Sono ammessi contenuti che informano correttamente: cos'è un trattamento, come si svolge una prima visita, consigli di prevenzione. La responsabilità ricade sul professionista iscritto all'Ordine, quindi chi gestisce i social deve conoscere bene questo confine.
Meglio un freelance o un'agenzia per i social di uno studio odontoiatrico?
Dipende dal budget e dal rischio che vuoi correre. Un freelance esperto in ambito sanitario costa meno e può bastare se hai bisogno di pochi contenuti curati. Un'agenzia costa di più ma di solito porta un processo, coordina social, sito e recensioni e copre le assenze. La discriminante vera non è la forma giuridica, ma la competenza sulla pubblicità sanitaria: un freelance preparato batte un'agenzia che non conosce il settore, e viceversa.
Cosa NON posso pubblicare sui social del mio studio dentistico?
Non puoi pubblicare offerte, sconti, promozioni ("sbiancamento a 99 euro", "promo impianti"), prima/dopo usati come richiamo, e ogni contenuto che faccia leva su attrazione o suggestione invece che sull'informazione. Non puoi nemmeno garantire risultati clinici o dare diagnosi nei messaggi privati. Puoi invece spiegare i trattamenti, raccontare la prevenzione, mostrare lo studio e il team, rispondere a dubbi comuni in modo informativo. Il criterio guida è semplice: informare sì, sedurre no.
Il budget pubblicitario è incluso nel costo di gestione?
No, sono due cose distinte e vanno tenute separate in offerta. Il costo di gestione è il compenso di chi fa il lavoro (piano, contenuti, pubblicazione, moderazione). Il budget pubblicitario è la cifra che finisce direttamente a Meta o Google per mostrare i contenuti a più persone. Se un preventivo fonde le due voci in un numero solo, chiedi di scomporle: è il primo segnale di trasparenza di un fornitore serio.
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