Creazione sito e-commerce: prezzi reali e come scegliere
Quanto costa creare un sito e-commerce in Italia: prezzi reali di Shopify e WooCommerce, quale piattaforma scegliere e come leggere un preventivo.
Quanto costa creare un sito e-commerce, in breve
Non esiste un prezzo unico, perché "sito e-commerce" può voler dire cose molto diverse: un catalogo di dieci prodotti aperto in un weekend o un negozio online con centinaia di articoli, spedizioni complesse e un gestionale da collegare. Quello che possiamo dirti subito, con numeri veri, è quanto costano le piattaforme su cui si costruisce quel negozio. Shopify, a fatturazione annuale, parte da 25 €/mese per il piano Basic pensato per chi vende da solo; il piano Grow, con più utenti e condizioni di pagamento migliori, parte da 66 €/mese; per attività con esigenze più ampie il piano Advanced parte da 289 €/mese (fonte: pagina prezzi ufficiale Shopify). WooCommerce, l'alternativa open source che gira su WordPress, è invece gratuito come software: si paga l'hosting, le eventuali estensioni ed è la piattaforma stessa a dichiarare "0% revenue share", cioè nessuna commissione sulle vendite trattenuta dalla piattaforma (fonte: pagina prezzi ufficiale WooCommerce).
Questi sono i canoni mensili della piattaforma, non il costo di creazione del sito. La creazione (testi, schede prodotto, foto, struttura, collegamento dei pagamenti e delle spedizioni) è un lavoro a parte, e nella nostra esperienza è proprio lì che i preventivi si allontanano di più tra loro, anche a parità di piattaforma scelta. La domanda utile da farsi prima di chiedere un preventivo non è "quanto costa un e-commerce", ma "cosa deve fare questo negozio nei primi tre mesi, e chi lo tiene in ordine dopo il lancio".
Il primo bivio non è il prezzo: è quanti prodotti hai e come li aggiorni.
Cos'è un sito e-commerce, in pratica
Un sito e-commerce è un sito che permette di vendere online senza intervento umano nel momento dell'acquisto: il cliente sceglie il prodotto, paga e riceve conferma da solo, mentre tu gestisci ordini, magazzino e spedizioni da un pannello. È diverso da un sito vetrina con modulo di contatto, dove la vendita si chiude ancora per telefono o email. Se il tuo obiettivo è vendere davvero online, senza rispondere manualmente a ogni richiesta, l'e-commerce è lo strumento giusto; se vendi pochi articoli su misura o servizi che richiedono comunque una conversazione, spesso conviene prima un sito con modulo di contatto ben fatto.
Le opzioni reali per vendere online, e cosa costano davvero
Quando un imprenditore ci chiede "quanto costa un e-commerce", di solito nella sua testa c'è solo l'opzione "faccio un sito". In realtà le strade sono quattro, e ognuna ha un costo diverso di piattaforma e un investimento diverso per la creazione:
| Opzione | Costo mensile della piattaforma | Investimento di creazione | Per chi ha senso |
|---|---|---|---|
| Piattaforma pronta (es. Shopify) | Da 25 €/mese, fatturazione annuale, piano Basic | Fascia bassa-media | Chi vuole aprire in tempi contenuti con un catalogo semplice |
| Open source (es. WooCommerce su WordPress) | Gratuita; si paga hosting, estensioni e pagamenti a parte | Fascia media | Chi ha già un sito WordPress o vuole più controllo sui costi nel tempo |
| Marketplace (Amazon, Etsy e simili) | Nessun canone fisso; commissione su ogni vendita | Fascia bassa | Chi vuole testare la domanda prima di investire in un sito proprio |
| Sviluppo dedicato con un'agenzia | Variabile, definito dal progetto | Fascia medio-alta | Chi ha cataloghi complessi, gestionali da collegare o processi particolari |
Le fasce di investimento variano molto in base a quante ore di lavoro reale servono su testi, foto e struttura, non solo alla piattaforma scelta: un preventivo basso su una piattaforma economica può comunque costare caro in tempo, se poi tocca a te scrivere ogni scheda prodotto da zero.
Shopify o WooCommerce: quale conviene a una piccola attività italiana?
Dipende da cosa hai già e da chi si occupa del negozio dopo l'apertura. Shopify conviene a chi vuole un sistema pronto, con meno decisioni tecniche da prendere e un'assistenza della piattaforma alle spalle: il canone è più alto, ma include hosting, sicurezza e aggiornamenti. WooCommerce conviene a chi ha già dimestichezza con WordPress, o a chi preferisce un costo variabile più basso nel tempo, accettando di gestire (da soli o con un fornitore) hosting e aggiornamenti in modo più diretto. Nella nostra esperienza con attività locali italiane, il fattore che decide davvero non è quale delle due piattaforme "è meglio", ma chi in azienda aggiornerà il catalogo ogni settimana: se la risposta è "nessuno con tempo per farlo", conviene un sistema più guidato; se c'è qualcuno che può dedicarci un paio d'ore a settimana, il risparmio di WooCommerce si vede nel tempo.
Cosa fa lievitare il prezzo oltre alla piattaforma
Il canone mensile è quasi sempre la parte più piccola della spesa. Quello che pesa di più, nella nostra esperienza lavorando su siti e landing per PMI italiane, sono altre voci:
- I contenuti del catalogo: schede prodotto scritte bene, con foto vere e non generiche, richiedono tempo per ogni singolo articolo. Un catalogo di 200 prodotti non è "quattro volte" un catalogo di 50: è un lavoro editoriale a sé.
- I pagamenti e le spedizioni: collegare i metodi di pagamento è la parte più semplice; calcolare tariffe di spedizione corrette per zone diverse, resi e tempi di consegna è dove vediamo spesso i preventivi sottostimare il lavoro.
- La manutenzione dopo il lancio: un e-commerce, a differenza di un sito vetrina, ha bisogno di aggiornamenti costanti (nuovi prodotti, prezzi, disponibilità). Se questa voce non è nel preventivo, diventa un costo nascosto che scopri al primo aggiornamento urgente.
- Il traffico verso il negozio: aprire il sito è solo l'inizio. Senza una parte di visibilità (SEO, pubblicità, social) un e-commerce nuovo resta spesso senza visitatori per settimane: è un errore comune vedere budget interamente spostato sulla creazione e nulla su come farlo trovare.
Segnali di rischio in un preventivo per un e-commerce
Un preventivo che sembra economico può nascondere lavoro che poi tocca a te fare a mano. Prima di firmare, guarda se sono chiare queste voci:
- Se il preventivo include o no la scrittura delle schede prodotto, o solo l'impaginazione di testi che fornisci tu.
- Se le foto prodotto sono incluse, e con quale criterio (foto tue, servizio fotografico, immagini generiche).
- Se le commissioni di pagamento e la piattaforma scelta sono dichiarate a parte, e non nascoste dentro una cifra unica.
- Se c'è una voce per l'assistenza dopo il lancio, o il sito resta a sé stesso dal giorno dopo.
- Se il preventivo dice come e da chi verrà portato traffico al negozio, non solo come verrà costruito.
Il preventivo giusto non è il più basso: è quello che dice davvero cosa include.
Nella pratica, ci chiedono spesso se un prezzo più basso di un concorrente significhi un fornitore meno serio. Non è detto: a volte significa solo un perimetro più stretto. L'obiezione va girata così: non "quanto costa" ma "cosa manca, rispetto all'altro preventivo".
Esempi concreti dal mercato italiano
Uno scenario illustrativo che vediamo spesso, utile a capire come cambia la scelta in base al settore: un artigiano che produce mobili su ordinazione ha un catalogo piccolo ma con molte varianti (misure, materiali, finiture); qui un e-commerce puro spesso non basta da solo, perché il cliente prima ha bisogno di capire le opzioni, e conviene una piattaforma pronta con schede prodotto ricche di dettagli tecnici, più un modulo di richiesta preventivo per le personalizzazioni.
Un centro estetico che vuole vendere online i prodotti cosmetici usati in cabina ha invece un catalogo più semplice, con articoli standard e prezzi fissi: qui un piano d'ingresso su una piattaforma pronta, con poche decine di prodotti, è quasi sempre sufficiente, e il lavoro vero sta nelle foto e nella descrizione dell'uso corretto di ogni prodotto.
Una gastronomia o un ristorante che vuole vendere box regalo o prodotti da asporto online affronta un problema diverso: la logistica. Qui il costo che pesa di più non è la piattaforma ma il calcolo delle spedizioni refrigerate o dei giorni di consegna disponibili, un tema che un preventivo generico quasi mai affronta in dettaglio.
In tutti e tre i casi il punto in comune, che ci capita spesso di notare lavorando con attività locali, è lo stesso: il valore del prodotto reale è già alto, e il rischio non è "il sito costa troppo" ma "il sito non riesce a farlo vedere come merita".
I primi 30 giorni per aprire un e-commerce che funziona
Un mese è un tempo realistico per aprire un negozio online con un catalogo di dimensioni contenute, se testi e foto sono pronti prima di iniziare la parte tecnica. Ecco come si distribuisce di solito il lavoro:
Le prime due settimane decidono quasi tutto il resto: catalogo e schede prodotto, non la grafica.
Nella prima settimana si sceglie la piattaforma e si struttura il catalogo: categorie, varianti, come si organizzano i prodotti per chi cerca. Nella seconda si scrivono le schede prodotto e si collegano i metodi di pagamento, di solito la parte più lunga se il catalogo è ampio. Nella terza si impostano le spedizioni e si fa almeno un ordine di prova reale, dall'acquisto alla consegna, per trovare gli intoppi prima del cliente vero. Nella quarta si lancia, e da lì in poi conta soprattutto chi porta traffico al negozio: senza una parte dedicata a farsi trovare (vedi il nostro approfondimento sul costo della pubblicità Google Ads o su come leggere un preventivo Google Ads), anche il negozio più curato resta fermo.
Domande frequenti
Conviene di più Shopify o WooCommerce per una piccola attività?
Non c'è una risposta valida per tutti. Shopify costa di più al mese ma toglie gran parte delle decisioni tecniche; WooCommerce costa meno come piattaforma ma richiede più attenzione su hosting e aggiornamenti. La scelta dipende da chi, in azienda, potrà seguire il negozio dopo l'apertura.
Quanto tempo serve per aprire un sito e-commerce?
Dipende dal catalogo: se è contenuto e testi e foto sono già pronti, in genere basta circa un mese. I tempi si allungano soprattutto quando i contenuti del catalogo non sono ancora pronti quando parte il lavoro tecnico.
È vero che i marketplace come Amazon costano meno di un sito proprio?
Costano meno all'inizio, perché non c'è un canone fisso, ma la commissione trattenuta su ogni vendita nel tempo può pesare di più di un canone mensile, e non costruisci un canale tuo su cui portare traffico ripetuto. Molte attività li usano per testare la domanda prima di investire in un sito proprio.
Serve per forza un e-commerce, o basta un sito con modulo di contatto?
Dipende da come vendi davvero. Se il cliente può decidere e pagare senza parlare con te, l'e-commerce ha senso. Se il prodotto richiede sempre una conversazione (misure, personalizzazioni, preventivi), spesso conviene prima un sito vetrina solido con un modulo di contatto chiaro, e valutare l'e-commerce come passo successivo.
Perché due preventivi per lo stesso negozio online possono essere così diversi?
Perché quasi mai includono lo stesso lavoro. Un preventivo può limitarsi a installare la piattaforma, un altro può includere scrittura delle schede prodotto, foto e collegamento delle spedizioni. Il prezzo va sempre letto insieme a cosa è compreso, non da solo.
Il mercato italiano dell'e-commerce, nel frattempo, è diventato più selettivo: secondo i dati Netcomm presentati nel 2026, in Italia sono attive circa 87.000 aziende con un e-commerce (in calo del 4,4% sull'anno precedente), oltre 23.000 realtà attive l'anno prima sono uscite dal mercato, mentre le società di capitale, pur essendo il 54% del totale, generano il 96,1% del fatturato complessivo del settore (fonte: Netcomm, dati eCommerce B2c Italia 2026). Aprire un negozio online oggi è più facile che mai, ma tenerlo aperto e curato nel tempo tende a fare la differenza tra chi resta e chi esce dal mercato dopo pochi mesi.
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Chi ha scritto questo articolo
Alfredo Di Romano è Digital Marketing Manager e Co-Founder di Skalo Agency. Segue social, campagne e presenza online delle PMI italiane, partendo sempre dal valore che l'attività ha già e da come farlo vedere ai clienti giusti.
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