AdWords costi: tre preventivi a confronto per capire cosa stai pagando
Adwords costi: cosa include davvero un preventivo (CPC, fee, setup), gli errori più comuni nel leggerlo e come capire se il numero ha senso.
Risposta breve
Non esiste un numero unico per "adwords costi": il totale che paghi somma sempre due o tre voci diverse, ed è lì che nascono le sorprese. C'è il costo per clic (CPC), variabile e deciso da un'asta tra inserzionisti; c'è, se affidi la gestione a qualcuno, la fee di chi se ne occupa; e c'è, all'inizio, un eventuale setup una tantum (account, tracciamento, landing page se manca). Due preventivi con lo stesso totale possono includere cose molto diverse, e due preventivi con numeri diversi possono essere entrambi onesti, semplicemente perché mettono sul tavolo voci diverse.
Per rendere concreto questo punto, in questo articolo seguiamo un esempio illustrativo: un centro estetico immaginario, che chiamiamo Centro Alba, riceve tre preventivi per la gestione di una campagna Google Ads e deve capire quale ha davvero senso. Non è un cliente reale: è uno scenario costruito per mostrare come si legge un numero prima di firmare.
Le tre voci che quasi sempre compongono il totale, anche quando il preventivo le mostra come un numero solo.
Cos'è il costo di AdWords (e perché oggi si chiama Google Ads)
Google ha rinominato AdWords in Google Ads nel 2018, unificando sotto un solo marchio ricerca, display, YouTube e Gmail. Il nome è cambiato, la logica di costo no: si paga ancora per interazione (di solito un clic), non per la sola presenza dell'annuncio. Chi cerca "adwords costi" sta quasi sempre cercando "quanto costa fare pubblicità su Google Ads oggi", ed è la domanda a cui rispondiamo qui: non con un prezzo fisso, perché non esiste, ma con un metodo per leggere qualunque numero ti venga proposto.
C'è un'ambiguità che vediamo spesso in chi ci scrive: "costo di AdWords" può voler dire tre cose diverse a seconda di chi lo chiede, il costo per clic, il budget mensile complessivo, oppure il compenso di chi gestisce. Sono tre numeri diversi, e confonderli è il modo più rapido per confrontare due preventivi che, in realtà, non sono confrontabili.
Lo scenario: tre preventivi per la stessa richiesta
Centro Alba chiede a tre persone diverse un preventivo per gestire Google Ads: un budget indicativo di partenza, un'idea di quanto durerà l'avvio, e chi risponde alle domande dopo. Ecco cosa torna indietro dalle tre risposte (esempio illustrativo, costruito per il confronto, non prezzi reali di mercato).
Preventivo A, un freelance economico. Un numero solo, basso, presentato come "tutto incluso". Nella pratica include solo il budget da mettere su Google: la fee per il tempo di chi gestisce non è mai nominata esplicitamente, e va chiesta a parte dopo la prima chiamata.
Preventivo B, un'agenzia strutturata. Due numeri separati: il budget pubblicitario che va a Google e la fee di gestione, con dentro anche un controllo periodico e un report leggibile. Il totale è più alto del preventivo A, ma si vede subito cosa si sta pagando.
Preventivo C, gestione in-house. Nessuna fee esterna, solo il budget ads. Il costo nascosto qui è il tempo del titolare o di chi in negozio dovrebbe imparare la piattaforma, seguirla e correggerla nelle prime settimane: tempo che altrimenti va altrove.
Nessuno dei tre è automaticamente sbagliato. Il problema nasce quando si confrontano solo i totali senza guardare cosa c'è dentro, ed è l'errore più comune che vediamo quando un titolare ci porta più preventivi da confrontare.
Se dovessimo dare un solo consiglio a chi si trova davanti a più preventivi come quelli di Centro Alba, sarebbe questo: prima di guardare il totale, chiedi a ciascuno di scriverti nero su bianco quanto va a Google e quanto resta a lui. Chi risponde subito e con chiarezza, di solito è anche chi poi gestisce con più trasparenza nel tempo.
Cosa guardare in un preventivo prima del numero finale
Prima di scegliere, la domanda utile non è "quale costa meno" ma "quale numero so davvero cosa contiene". Nella nostra esperienza, i preventivi che sommano budget e fee in un'unica cifra sono quelli su cui riceviamo più richieste di chiarimento da chi li ha ricevuti.
| Segnale nel preventivo | Cosa significa davvero |
|---|---|
| Budget e fee di gestione in un unico numero | Difficile capire quanto va a Google e quanto a chi gestisce |
| Promessa di un ritorno garantito | Nessuna piattaforma pubblicitaria può garantirlo: è un segnale di allarme |
| Nessun accesso diretto all'account pubblicitario | L'account (e i dati) dovrebbero restare sempre nella disponibilità di chi paga |
| Report che parlano solo di click e impression | Mancano le richieste reali arrivate, che sono la cosa che conta per l'attività |
| Nessuna menzione della pagina di destinazione | Il traffico pagato senza una landing page che regge si spreca in buona parte |
Tre malintesi ricorrenti su un preventivo, la causa reale e come correggerli prima di firmare.
Come si forma il CPC che stai pagando davvero?
Il costo per clic non è una cifra fissa che qualcuno sceglie: nasce da un'asta. Secondo la guida ufficiale di Google Ads sul costo per clic, con l'offerta CPC "paghi solo per i clic sui tuoi annunci" e l'importo che imposti è un CPC massimo, cioè il tetto che sei disposto a pagare: il CPC effettivo che viene addebitato è spesso inferiore, a volte molto inferiore, a quel tetto. Quanto è alto dipende da tre cose insieme: l'offerta massima impostata, il Quality Score dell'annuncio (pertinenza, qualità della pagina di destinazione, CTR atteso) e quanti altri inserzionisti competono sulla stessa parola chiave.
È per questo che due attività con lo stesso budget possono pagare CPC molto diversi: non è una questione di chi gestisce meglio, ma anche di quanto è affollata la keyword. Un dentista che fa pubblicità sulla stessa frase di altri tre studi della zona parte già da un'asta più cara di un artigiano che lavora su una nicchia con poca concorrenza diretta.
In-house o affidarsi a un consulente: cosa ha deciso Centro Alba?
Il preventivo C, in-house, sembra il più economico finché non si conta il tempo. Chi in negozio dovrebbe seguire le campagne ha già un lavoro: rispondere ai clienti, gestire gli appuntamenti, tenere i social. Vediamo spesso attività che partono da sole, si bloccano alla prima difficoltà tecnica dopo due o tre settimane, e finiscono comunque per cercare un consulente, ma con budget già speso senza presidio.
Centro Alba ha scelto il preventivo B: costa più del freelance economico, ma con due numeri separati (budget e fee) e un referente che risponde. È la scelta che, in questi casi, riduce di più le sorprese, non necessariamente quella con il totale più basso sulla carta. Se stai valutando questa strada, può essere utile leggere anche come si compone di solito il compenso di chi gestisce Google Ads separato dal budget pubblicitario, e cosa guardare per scegliere un'agenzia Google Ads in Italia oltre ai numeri in vetrina.
Questo non significa che l'in-house sia sempre la scelta sbagliata: per un'attività che ha già qualcuno con tempo reale da dedicarci, e la pazienza di imparare la piattaforma senza fretta nelle prime settimane, può avere senso. Il punto è deciderlo consapevolmente, sapendo che il tempo speso è comunque un costo, anche se non compare in nessun preventivo.
Altri due settori, stessa logica
Esempio illustrativo, ristorazione. Un ristorante di quartiere lavora spesso su keyword locali con poca concorrenza diretta: il CPC tende a restare più contenuto, e il vincolo vero diventa la capacità di rispondere in fretta alle prenotazioni che arrivano, non il budget pubblicitario.
Esempio illustrativo, studio dentistico. Qui la concorrenza sulle stesse parole chiave è quasi sempre più alta, perché più studi della stessa zona puntano sulle stesse ricerche ad alto valore. Il costo per clic tende a salire, e il tipo di campagna scelto (ricerca, per servizio specifico, per zona) incide più che altrove: trovi il dettaglio in campagna Google Ads costi.
In entrambi i casi il ragionamento resta lo stesso di Centro Alba: prima si scompone il numero in CPC, fee e setup, poi si valuta se ha senso per quell'attività specifica.
I primi 30 giorni: cosa guardare nei costi
Nelle prime settimane l'algoritmo di Google sta ancora imparando quali persone convertono meglio per quella campagna, e il CPC medio tende a essere meno prevedibile che in seguito. Valutare il costo dopo tre o quattro giorni è quasi sempre prematuro: nella nostra esperienza ci capita spesso di dover spiegare a un titolare che il primo bilancio va fatto dopo le prime tre o quattro settimane, non dopo i primi due giorni di spesa.
Cosa aspettarsi dai costi settimana per settimana, prima del primo bilancio reale.
Domande frequenti
AdWords e Google Ads sono la stessa cosa?
Sì. Google ha rinominato il prodotto nel 2018: il nome commerciale è cambiato, ma il funzionamento (asta, CPC, Quality Score) è lo stesso. Se un preventivo distingue tra i due come se fossero prodotti diversi, è un segnale da chiarire subito.
Qual è il budget minimo per iniziare?
Non esiste una soglia fissa valida per ogni settore: dipende dal CPC della tua zona e delle tue keyword. Nella nostra esperienza ha più senso partire con un budget che regga almeno tre o quattro settimane di apprendimento dell'algoritmo, piuttosto che con un numero altissimo per pochi giorni.
Conviene gestire le campagne da soli o affidarle a un consulente?
Dipende dal tempo che hai davvero, non solo dal costo sulla carta. Se nessuno in attività può seguire le campagne con costanza nelle prime settimane, il rischio più comune è partire, bloccarsi alla prima difficoltà e finire comunque a cercare aiuto con budget già speso.
Il costo di AdWords include anche la creazione degli annunci e della pagina di destinazione?
Non sempre, ed è uno dei punti che va chiesto esplicitamente prima di firmare. Un budget pubblicitario senza una pagina di destinazione che regge tende a portare traffico che si disperde: chiedi sempre se il setup include anche quella parte.
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Chi ha scritto questo articolo
Alfredo Di Romano è Digital Marketing Manager e Co-Founder di Skalo Agency. Segue social, campagne e presenza online delle PMI italiane, partendo sempre dal valore che l'attività ha già e da come farlo vedere ai clienti giusti.
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